Intervista a “scavo aperto”

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Intervista di Paola Orrico per GabbianoNews.tv

Una bella  con una brillante archeologa nostrana: Cristiana Barandoni, a cui personalmente, auguro ogni successo. Presente e futuro.

Cristiana,  perché hai scelto questo “lavoro” . Quale è stato il tuo percorso formativo? 

L’archeologia prima di essere un lavoro è una sorta di vocazione. Volevo capire se la storia era quella che propinavano a scuola oppure c’era dell’altro. E mi si è aperto un mondo. La mia formazione è in continuo aggiornamento: laurea vecchio ordinamento, due master, un corso di perfezionamento e adesso scuola di specializzazione. Poi chissà….

Di cosa ti occupi attualmente? 

La mia vita lavorativa è divisa in due aree molto diverse tra loro: da una parte mi occupo di progetti di didattica museale e pedagogia del patrimonio per diversi musei ed istituzioni; dall’altra mi occupo di conservazione dei manufatti architettonici/archeologici ridotti allo stato di rudere assieme al Gruppo di Ricerca sul Restauro Archeologico dell’Università di Firenze e faccio parte della redazione del Bollettino di Restauro del Gruppo

Quale è stato finora il  progetto più importante su cui hai lavorato?

Un progetto per il M.A.C. Museu d’Arqueologia de Catalunya di Barcellona (http://www.mac.cat/Seus/Barcelona/Exposicions-temporals/Histories-de-Toc…); i prossimi due ai quali sto lavorando attualmente, che per motivi scaramantici taccio, saranno molto più importanti

Il tuo sogno nel cassetto? 

Posto che mi piacerebbe rendere l’archeologia meno polverosa e accessibile al grande pubblico, mi vorrei specializzare in archeosismologia

In questo settore, quali sono a tuo parere le “emergenze” che dovrebbero essere affrontate?

Bisognerebbe  creare dei tavoli di lavoro con professionalità afferenti a diversi campi di studio, cosa impossibile se non pura utopia per la maggior parte dei progetti archeologici. In Italia le équipes con competenze pluridisciplinari con si contano sulle dita di una mano (per fortuna sono delle eccellenze) ma nella maggior parte dei casi non è così.

Pompei è sotto gli occhi di tutti ma nessuno fa niente.

Quali i siti “semi-sconosciuti” da valorizzare?

A mio avviso ce ne sarebbero anche sul nostro territorio a cominciare dalle nostre montagne, la Gabellaccia ad esempio riveste interesse storico-antropologico, così come Buita a Massa e tutto il patrimonio architettonico locale sconosciuto e non valorizzato. Penso al Palazzo del Medico di Piazza Alberica o a Villa Ceci, e,  per valorizzare intendo anche semplici gesti di comunicazione come i cartelli con didascalie.

Cosa dovremo imparare dall’estero?

Sono esterofila mentalmente e nomande di natura avendo vissuto per dieci anni facendo avanti e indietro da Londra, quindi questa è una domanda la cui risposta per me è scontata ma dolorosa. Direi la meritocrazia e il senso identitario di appartenenza alle proprie radici, per noi sconosciuti.

La cultura deve essere a pagamento o sei per i Musei “open and free”? 

Se si pensa di far capire il valore etico e culturale del nostro patrimonio mettendolo a pagamento, sbagliamo strada ancora prima di parlarne; il numero dei visitatori dei musei italiani dimostra che vanno per la maggiore i musei più “commercializzati” rispetto ad altre realtà meno conosciute ma altrettanto interessanti. Credo che far pagare un biglietto dovrebbe essere uno degli aspetti del “costo della cultura” non il mezzo per avvicinare e/o allontanare il pubblico.

Che tipo di addetta ai lavori vorresti essere?

Per un archeologo non esiste un pre e un post. La nostra professione è rappresentata dal “durante” ed è un movimento perpetuo che coinvolge tutti noi in tutte le fasi della ricerca. Non viviamo di segmenti ma di quello che per noi rappresenta il contatto fisico, quasi viscerale con la storia remota. Personalmente sono attratta dalla storia dei monumenti, (in particolare le architetture domestiche) e dalle loro vicende e da quanto le stesse abbiano o meno condizionato la vita delle persone che li hanno progettati, costruiti, vissuti e infine abbandonati. Ognuno di noi si sceglie un percorso di studio e poi vi si dedica per sempre. L’archeologia non accetta sconti e pretende continue attenzioni.

 

http://gabbianonews.tv/edizione/nazionale/articolo/una-archeologa-nostrana-cristiana-barandoni

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